Con Shooting Stars, il duo artistico Antonello Ghezzi prende in prestito le “stelle cadenti” osservate dal radiotelescopio di Medicina per veicolare messaggi di pace e unità sotto lo stesso cielo.
«Guarda, una stella cadente.» «Dove? »«Lassù, in cielo. » «Presto, esprimi un desiderio!»
A tante persone sarà capitato di trovarsi in una situazione simile, almeno una volta nella vita. Ma come massimizzare la probabilità di osservare queste stelle cadenti e, secondo la tradizione, formulare un grandissimo numero di desideri? È la domanda che si pone da molti anni Antonello Ghezzi, pur sapendo che «non sono stelle, e nemmeno cadenti».
Se vi aspettate di imbattervi in un signore di nome Antonello, siete sulla strada sbagliata. Dietro l’epiteto si celano infatti Nadia Antonello e Paolo Ghezzi, duo artistico formatosi sui banchi dell’Accademia di Belle Arti di Bologna.
Sognando copiose meteore e altrettanto ricchi prospetti di desideri da esprimere, il duo ha immaginato che per catturarne il più possibile con lo sguardo una persona corresse in lungo e in largo per il pianeta, inseguendo la notte e i cieli sereni. Evidentemente, non era possibile. Hanno ipotizzato un canale tv che trasmettesse visioni della volta celeste in diretta h24, entrando in contatto con osservatori astronomici di tutto il mondo. Nemmeno questo era realizzabile. Hanno progettato una webcam da installare al polo nord, pregustando sei mesi di ininterrotta notte polare solcata da miriadi di stelle cadenti. Ma il risultato sarebbe stato al più un timelapse: una serie di istantanee scattate in tempi ravvicinati. Un effetto visivo ben diverso dall’emozione di rimirare il firmamento a occhio nudo.
«C’è stato un po’ di scoramento», ammettono, «ma abbiamo capito una cosa che ci ha formato: quando fai ricerca non è detto che il risultato sia quello che ti aspetti». Il processo ha riportato il duo vicino a casa, intercettando l’Istituto nazionale di astrofisica e in particolare la stazione radioastronomica di Medicina, nella Bassa bolognese, dove da oltre mezzo secolo si osserva il cielo nelle onde radio. Usando una metafora infelice, con buona pace dell’accuratezza scientifica, si potrebbe dire che da qui “si ascolta” l’universo.
Grazie alle onde radio, Antonello Ghezzi riesce a ricreare la versione sonora di quella fantomatica diretta. Mentre il radiotelescopio scruta il cosmo – e il bello è che può farlo anche di giorno, dunque h24 – un software cattura il passaggio di frammenti spaziali che si disintegrano in atmosfera sui cieli della Pianura Padana. Un sibilo. E lo trasforma in un flash. Strisce di led luminosi posizionate a Bologna, nei pressi dei Giardini Margherita, e in giro per il mondo, si accendono per un attimo. Allora sì che si può esprimere un desiderio.
Shooting stars, così si chiama l’installazione, ha portato le meteore di Medicina dal Libano al Cile, dall’Argentina alla Palestina. A Madrid, sulla facciata dell’Istituto italiano di cultura, a un passo dalla centralissima Plaza Mayor, era diventata consuetudine fermarsi dinanzi all’edificio in attesa di un fugace lampo, al punto che l’opera è rimasta esposta molto più a lungo del previsto. A Faenza e Dubai, invece, l’installazione è stata ospitata all’interno della Casa della Via Lattea, un altro progetto di Antonello Ghezzi che immagina la Terra come un’unica nazione sotto una sola bandiera, quella della nostra galassia.

Sopra e a sinistra: le opere del duo Antonello Ghezzi in mostra al Kalamata Dance Megaron, in Grecia, e a Faenza. Crediti: Marco Parollo/Albert Vidal
