Tra antichi strumenti che gli astronomi del passato utilizzavano per esplorare il cielo e grandi infrastrutture dell’astrofisica contemporanea, il Museo della Specola di Bologna offre a chi lo visita un’esperienza incredibile.
La torre della Specola di Bologna, edificata nel 1726 sulla sommità di Palazzo Poggi, all’epoca sede dell’Istituto delle Scienze, è stata per più di duecento anni l’Osservatorio astronomico della città e, in seguito, il luogo in cui si sono formati gli astronomi bolognesi negli anni Settanta e Ottanta. Divenuta gradualmente un museo, dal 30 gennaio di quest’anno si presenta al pubblico con un aspetto rinnovato, sia per quanto riguarda l’esterno (oggetto di importanti lavori di consolidamento) sia soprattutto per quanto riguarda l’allestimento degli interni. Quest’ultimo è stato possibile grazie al progetto del Pnrr Cta+, finanziato dall’Unione Europea e coordinato dall’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf).

Il percorso espositivo del Museo della Specola (ospitato nella storica Torre astronomica costruita tra il 1712 e il 1726 su iniziativa del conte bolognese Luigi Ferdinando Marsili) si sviluppa su quattro piani e termina con la terrazza panoramica, da cui si può godere una visione suggestiva della città di Bologna. Crediti: Museo dell’Università di Bologna
Nucleo centrale del riallestimento è stata la valorizzazione della figura di Guido Horn d’Arturo, l’ideatore della tecnologia dello specchio a tasselli. Il nuovo percorso museale mette in risalto la relazione tra l’innovativa intuizione di Horn, poco apprezzata all’epoca perché era “in anticipo” sui tempi, e il Cherenkov Telescope Array Observatory (Ctao), mostrando anche come tutti i grandi telescopi terrestri e, non ultimo, il telescopio spaziale Webb siano dotati di specchi a tasselli.
Il Museo, come si è detto, è ospitato all’interno di una torre e il rinnovato percorso espositivo si articola, di conseguenza, su diversi piani. Il piano più basso è interamente dedicato a Horn e alla sua storia personale, oltre che di astronomo. Qui si può ammirare anche il primo specchio a tasselli esagonali della storia, ultimato da Horn nel 1952 proprio nel luogo da cui effettuò le osservazioni. Successivamente, la salita lungo una suggestiva scala a chiocciola settecentesca fa accedere a un piano dedicato al Ctao e a tutti gli strumenti moderni che hanno sfruttato (e sfrutteranno) la tecnologia a tasselli. Salendo ancora si compie, idealmente, un salto all’indietro di svariati secoli con il quale si riscopre la bellezza dei globi terracquei e celesti, delle carte geografiche su pergamena, degli astrolabi, delle sfere armillari e degli strumenti nautici. Sempre sullo stesso piano si trova una sala dedicata a Maria Clara Eimmart, astronoma e artista della fine del 1600: della sua vasta produzione rimangono solo i dipinti di natura astronomica, mostrati in questo spazio espositivo.
Al piano superiore si trovava l’Osservatorio astronomico vero e proprio, come testimoniato dalla presenza di pareti finestrate esattamente allineate ai punti cardinali. I numerosi telescopi, esposti in questa grande sala, restituiscono la suggestione delle osservazioni effettuate dagli astronomi attraverso i secoli. Esattamente al centro, sotto il foro zenitale, si può vedere quanto rimane dello specchio a tasselli trapezoidali, il primo costruito da Horn, che è stato ricollocato nella posizione originaria.
Il riallestimento del Museo della Specola crea un dialogo tra un patrimonio straordinario di strumenti antichi, l’opera innovativa di Guido Horn d’Arturo e le grandi infrastrutture dell’astrofisica contemporanea, ed evidenzia come la torre della Specola sia un luogo vivo, in cui la storia dell’astronomia non è un capitolo concluso ma una fonte che continua a ispirare la moderna astrofisica e la ricerca tecnologica.
